Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

Lo spirito di Assisi
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Lo spirito di Assisi

I

"La capacità di perdono sta alla base di ogni progetto di una società futura più giusta e solidale."

l papa convoca e ritorna ad Assisi con i rappresentanti delle religioni del mondo per pregare insieme per la pace.
Avvenne per la prima volta il 27 ottobre 1986, una data consegnata ormai alla storia; si ripeté il 10-11 gennaio 1993 e si rinnoverà il prossimo 24 gennaio.
Alla radice di ogni incontro dense nubi oscure di guerra che offuscano lo scenario politico del mondo e dell'Europa e l'incapacità politica e diplomatica di trovare soluzioni e la necessità di affidare a Dio, raccolti attorno alla figura di san Francesco, la causa della pace, perché, disse nel 1993 mentre infuriava la guerra nei paesi balcani, "soltanto nella mutua accettazione dell'altro e del conseguente mutuo rispetto, reso più profondo dall'amore, risiede il segreto di un'umanità finalmente riconciliata".
L'appello dunque alle religioni perché siano strumenti di pace in un mondo di violenze e di guerre e il clima di fraternità universale che avvolge e si respira nella città di san Francesco, hanno offerto al Papa lo spunto per formulare "lo Spirito di Assisi".
Lo disse per la prima volta il 22 dicembre 1986 parlando alla curia romana; l'espressione fu pronunciata anche nel messaggio natalizio Urbi et Orbi sempre nel 1986 e ancora nell'incontro con il corpo diplomatico del 10 gennaio 1987.
Inoltre nel messaggio per la giornata mondiale della pace del 1987 il Papa parlò della "logica di Assisi", definendo la pace "un dono vincolante e impegnativo, un dono da coltivare e portare a maturazione nell'accoglienza reciproca, nel mutuo rispetto, nella rinuncia dell'intimidazione ideologica e alla violenza, nella promozione di istituzioni e di forme di concertazione e di cooperazione fra i popoli e le nazioni, ma soprattutto nell'educazione alla pace, considerata ad un livello ben più alto della pur necessaria e auspicata riforma delle strutture. Della pace, cioè, che suppone la conversione dei cuori".
"Spirito di Assisi" e "logica di Assisi" sono i motivi ispiratori che hanno portato Giovanni Paolo II a dare alla pace una dimensione a più voci e a più ispirazioni.

Ma perché Francesco e perché Assisi?
La risposta l'ha data il Papa stesso motivando la scelta di Assisi per l'incontro del 1986: "Ho scelto Assisi come luogo per la nostra giornata di preghiera, per il particolare significato dell'uomo santo qui venerato - san Francesco - conosciuto e riverito da tanti attraverso il mondo come simbolo di pace, riconciliazione e fraternità".
"È un ideale fatto di mitezza, umiltà, di senso profondo di Dio di impegno nel servire tutti. San Francesco era un uomo di Pace".
Dunque Francesco come modello di nuovi rapporti da instaurare nella società e tra diverse entità religiose, con riferimento esplicito a quanto prescrive ai suoi frati che vanno in missione tra i saraceni e gli altri infedeli: "possono ordinare i loro rapporti spirituali in mezzo a loro in due modi. Uno è che non si facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino d'esser cristiani.
L'altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio" (Rub,16).
Non bisogna dimenticare inoltre che proprio in Assisi, quando ormai Francesco era giunto alla fine della sua vita, c'è lotta tra il vescovo e il potestà. Lotta senza soluzioni umane. Il santo che era riuscito ad incontrare in pace il Sultano in terra musulmana e aveva conservato uno spirito di amicizia, che aveva ammansito il lupo a Gubbio e non sopportava quindi discordie, mandò in piazza due frati a cantare la strofa del suo Cantico di Frate Sole: "Beati quelli che perdonano per lo tuo amore..., che da te Altissimo, saranno incoronati".
Il vescovo e il potestà finalmente si abbracciarono. E il Papa ritornerà in Assisi per rilanciare questa beatitudine del perdono, condizione previa per spezzare l'odio che genera la guerra.
"La capacità di perdono sta alla base di ogni progetto di una società futura più giusta e solidale.
Il perdono mancato, al contrario, specialmente quando alimenta la continuazione di conflitti, ha costi enormi per lo sviluppo dei popoli. Le risorse vengono impiegate per sostenere la corsa agli armamenti, le spese delle guerre, le conseguenze delle ritorsioni economiche. Vengono così a mancare le disponibilità finanziarie necessarie per produrre sviluppo, pace, giustizia. Quanto dolori soffre l'umanità per non sapersi riconciliare, quali ritardi subisce per non saper perdonare!
La pace è la condizione dello sviluppo, ma una vera pace è resa possibile soltanto dal perdono" (Messaggio per la giornata mondiale della pace, 2002).
La proposta del perdono non è alla portata delle sole risorse umane, anzi inizialmente potrebbe essere espressione di debolezza e invece, per essere concesso e per essere accettato ha bisogno di una grande forza spirituale e un coraggio morale a tutta prova.
Una vera pedagogia del perdono che solo le religioni possono offrire per favorire la pace ed eliminare il terrorismo.
E per questo Giovanni Paolo chiama ancora una volta a raccolta i cristiani e altre religioni, chiedendo di alzare la voce presso l'Altissimo, "perché l'umana famiglia ha bisogno di sentirsi ricordare le sicure ragioni della nostra speranza" (Messaggio per la giornata mondiale della pace 2002).
Per questo "ritorna" ad Assisi divenuta, unicamente per Francesco, la terra promessa della pace, terra del perdono, terra di preghiera e di lode all'Altissimo Onnipotente buon Signore. Ma se ad Assisi si toglie la "visibilità" di Francesco, l'incontro comunitario dovrà essere vissuto "sotto una tenda" per l'impedimento di accedere alla chiesa posto da alcuni esponenti religiosi, si potrà superare ostacoli certamente molto più grandi sul cammino della pace e si potrà ancora parlare di "Spirito di Assisi"?
Certo non si potrà vedere l'arcobaleno solcare gli estremi tra la terra e il cielo.
Sì, tutti i presenti ricordano che nel cielo del 27 ottobre 1986 apparve improvvisamente un arcobaleno, un gioco prodigioso di luci che consegnava a questa piccola città la capacità di abbracciare e di unire tutti gli sforzi del mondo per una pace fondata su Dio.

(dalla Rivista San Francesco Patrono d'Italia, gennaio 2002, pp. 12-14).



 
 



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